Visualizzazione post con etichetta gastronomia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gastronomia. Mostra tutti i post

30.4.09

r/031 - Etichetta di frigo

Etichetta in alluminio di un vecchio frigorifero marca Ready.

Quando ho raccolto questa targhetta, del frigo a cui apparteneva non vi era più alcuna traccia. Quel vecchio Ready 500 degli anni '50 ormai starà arrugginendo in chissà quale discarica...
E dopo fettine d'agnello, cavolfiore bollito e latte parzialmente scremato, i suoi ripiani ospiteranno solo terra sporca, diossina e vermi.

Il rudere nel quale l'ho trovata era tutto ciò che restava di una vecchia struttura militare dell'ultima guerra (probabilmente un deposito di viveri o munizioni, a giudicare dalla doppia muratura), che deve essere stata abitata per un certo periodo anche dopo il conflitto, fino al suo totale abbandono negli anni '50 /'60.

E ora passiamo al tema del post: il frigo!

La maggior parte di noi sono nati con un frigo in casa, e siamo così abituati alla sua presenza che non riusciremmo ad immaginare una cucina senza la sua rassicurante presenza. E' come l'interruttore della luce, ci si rende realmente conto che esiste solo quando per qualche motivo non funziona.
Eppure il frigo è entrato nelle nostre case in tempi più o meno recenti. Quando i nostri nonni erano giovani, nessuno di loro aveva in casa un frigo.
Esistevano però le ghiacciaie, ed esistevano tutta una serie di tecniche e di accorgimenti per fare in modo che il cibo si conservasse più a lungo.
Tutte conoscenze che si sono perse poco a poco proprio a causa di questo grosso cassone metallico che apriamo e chiudiamo decine di volte al giorno. Dal suo ventre ghiacciato peschiamo ogni sorta di tesoro considerandolo una fatto normale... ma fermiamoci un attimo a riflettere... Quante di queste cose sarebbero miraggi impossibili in mancanza di un frigo: una bibita ghiacciata in piena estate, le polpette fatte dalla nonna una settimana prima, il barattolo aperto di peperoni alla griglia provenienti dal Perù...

E se un giorno, per qualche motivo, non fosse più possibile fare affidamento sul frigo per conservare i cibi? Quali sarebbero le ripercussioni sulla nostra vita? Saremmo capaci di mantenere inalterate le nostre abitudini alimentari affidandoci a qualche metodo alternativo?
Allo stato attuale delle cose, la risposta è NO.

Non è poi così assurdo pensare che un giorno il frigo ci abbandoni, magari anche solo temporaneamente. Questo infatti, come tanti altri oggetti presenti nelle nostre case, per funzionare ha bisogno della corrente elettrica. L'elettricità è prodotta da centrali di vario tipo (nucleari, a carbone, idroelettriche, fotovoltaiche, eoliche, ecc.) e distribuita capillarmente su tutto il territorio attraverso una estesa rete di centraline, tralicci, trasformatori...
Un meccanismo complesso e delicato che potrebbe incepparsi in qualsiasi momento per il motivo più banale (per esempio la caduta di un traliccio, come nel black-out che oscurò l'intera penisola nel settembre del 2003).

La causa in realtà potrebbe essere anche ben più seria, come per esempio una tempesta solare particolarmente forte, che raggiungendo il campo magnetico terrestre provocherebbe la fusione dei trasformatori e la conseguente paralisi elettrica per tempi decisamente più lunghi, forse anni. Le conseguenze a livello globale di un evento del genere sarebbero catastrofiche.

Vorrei però tornare all'argomento di questo post e cercare di fare un ragionamento più costruttivo.
In casi come quello sopra esposto, che cosa potremmo fare per continuare a conservare i cibi (sempre che dopo le scene di panico e i saccheggi che si verificherebbero ci fosse ancora del cibo da conservare) ?
Innanzi tutto, è necessario sapere che non tutti i cibi si conservano allo stesso modo, e che alcuni sono molto più difficili da mantenere commestibili.

Gli alimenti che hanno vita più lunga sono i cereali. Conservati in luogo asciutto e lontano da parassiti, possono mantenersi inalterati per anni. Macinando i cereali si ottiene la farina, che insieme all'acqua crea il pane, ovvero la base dell' alimentazione umana.
Insomma, se abbiamo cereali e acqua potabile, non moriremo di fame.

Poi abbiamo le verdure e la frutta di stagione, che non durano a lungo, ma che possono essere raccolte e consumate al momento, sempre avendo a disposizione le piante che le producono. In questo è sicuramente avvantaggiato chi ha un terreno o anche un piccolo orto.
Tutto il sistema di produzione in serra dipende dai macchinari che mantengono temperatura e umidità ottimali per poter produrre meloni e pomodori in pieno inverno...
Inoltre, se viviamo in Italia, dimentichiamoci le banane e le noci di cocco, prodotti che per arrivare fino a noi attraversano l'oceano in celle frigorifere a bordo di grosse navi da carico!
Molte verdure possono essere seccate al sole o cotte e conservate sott'olio in barattoli sterilizzati e chiusi ermeticamente, per poi essere consumate anche a distanza di anni.
Tre o quattro anni fa usai un barattolo di salsa di pomodoro preparata da mia nonna nel 1996!

I latticini vanno consumati in tempi brevi, anche se i formaggi stagionati, protetti dalla loro crosta, possono durare più a lungo. Le dispense di una volta erano sempre luoghi scuri e chiusi (la luce altera gli alimenti), spesso ricavati in cavità del terreno o in grotte naturali, che mantengono una temperatura fresca e costante in ogni stagione. Inutile dire che le nostre case moderne e funzionali non sono preparate a questa eventualità...

Il latte appena munto va bollito e bevuto in giornata (per imparare la nobile arte della mungitura, vi rimando a QUESTO post).

Le uova hanno anch'esse durata molto breve, ma possono essere conservate più a lungo se bollite. In questo caso però è importante non risciacquarle con acqua fredda, perché i batteri presenti (anche nell'acqua potabile) penetrerebbero attraverso il guscio e si riprodurrebbero liberamente all'interno dell'uovo stesso.
In questo caso però la soluzione è semplice: basta avere due o tre galline in cortile o sul terrazzo, e non mancheranno uova fresche tutti i giorni!

Il pesce e la carne sono gli alimenti di più difficile conservazione, ma a dire la verità sono anche i primi a cui possiamo rinunciare senza conseguenze negative per la salute. Anzi, semmai è vero il contrario.
Io sono assolutamente di parte in questo argomento, avendo abbandonato il consumo di carne e pesce da quasi 15 anni, e penso che quella vegetariana sia la migliore scelta possibile in ambito alimentare. Ma non preoccupatevi, non ho intenzione di fare propaganda.
Semplicemente guardatevi nel piatto, e fate la vostra scelta, pensando che voi diverrete quello che state mangiando.

Se la vostra scelta è quella di continuare comunque a mangiare carne, sappiate che anche questa può essere conservata per tempi lunghi senza l'ausilio di frigo o congelatore, ma che è necessario sottoporla a trattamenti un po' più complessi. Per esempio, si può procedere alla produzione di insaccati, combinando i vantaggi della disidratazione e della salatura. Quest'ultimo metodo è il più usato sin dall'antichità, in quanto il sale uccide i batteri che ne provocherebbero la decomposizione.
Dopo essere stata opportunamente speziata, la carne va tenuta varie settimane sotto sale, e successivamente può essere appesa al sole ed essiccata (anche questo processo tarda parecchie settimane, da 5 a 16). L'importante quindi è trovarsi in una zona secca e molto soleggiata!

La stessa tecnica può essere usata anche per il pesce (vedi lo stocafisso).

I nostri avi, che siamo abituati a considerare meno furbi di noi semplicemente perché nacquero in epoche tecnologicamente meno avanzate, riuscivano ad avere ghiaccio perfino in piena estate. Come facevano?
Con le ghiacciaie.


Le ghiacciaie erano piccoli pozzi di pietra coperti a volta, dove si andava stipando la neve durante l'inverno per averla poi a disposizione nelresto dell'anno. Si usarono fino all'inizio del ventesimo secolo, quando fece la sua apparizione il ghiaccio artificiale.

Sul fondo del pozzo si sistemava una travettatura in legno (da 50 a 100 cm) per separare il ghiaccio dal suolo e lasciar colare l'acqua a terra se questa era sufficientemente porosa. In caso contrario si costruiva a questo scopo un sistema di scolo. La neve e il ghiaccio venivano calpestati e schiacciati con pale o mazze di legno fino a formare una massa compatta e senza spazi vuoti, favorendo così la sua conservazione. Si versavano poi secchiate d'acqua, a volte sale, per formare un blocco di ghiaccio il più possibile omogeneo per facilitarne la conservazione e l'uso durante il periodo più caldo dell'anno.

La neve si disponeva su strati separati da paglia, felci o fogliame al fine di aumentarne l'isolamento e facilitare il successivo lavoro di taglio. Si doveva avere cura di non lasciare vuoti d'aria e di non collocare troppa paglia per evitare che questa fermentasse rilasciando calore
(fonte: Bordòn para el recuerdo)

Ecco, a questo punto, con un po' di fortuna saremo in grado di riorganizzare la nostra vita (alimentare e non) anche in un mondo senza più corrente elettrica e liberi dalla schiavitù fisica e psicologica del frigorifero.
Se poi nel frattempo avremo avuto la possibilità di costruirci senza spendere troppo una casetta in collina con tanto di orticello e fattoria personale, saremo a cavallo!

...O sentiremo la mancanza della TV?

DETTAGLI:
Dimensioni: cm 5 x 4
Peso: 1 gr
Produttore: C.Paccagnini inc. - Milano

Dati frigo:
Tipo: 500
Armadio n° 231404
Gruppo n° 771404
Tensione: 220 Volt

Provenienza:
2005. Un vecchio rudere sulle alture di Genova, un pomeriggio d'estate in cerca di more.

26.11.08

r/023 - Cartone del latte

Vecchio brick da 1 litro di latte intero della Centrale del Latte di Genova.

Misi da parte questo cartone parecchi anni fa, suscitando qualche commento ironico da parte di mia madre. Si trattava di uno degli ultimi cartoni in questo formato (almeno per quanto riguarda il latte fresco), in quanto stavano per entrare in commercio i nuovi TetraBrik, e pensando al mio futuro Rumentaio decisi di conservarne uno per i posteri.

Da quel che ricordo, esistevano tre diversi tipi di latte venduti sotto lo stesso marchio:
ORO rosso (intero), ORO verde (parzialmente scremato) e ORO blu (totalmente scremato).
Porta la data di scadenza del 18 ottobre 1992, ciò vuol dire che è stato acquistato intorno alla metà del mese. Si trattava infatti di latte fresco pastorizzato, che ha una durata di pochi giorni, e non di quello ormai più diffuso che viene chiamato "a lunga conservazione" e che ricordo non riscuoteva molto successo in famiglia.

La pastorizzazione è semplicemente il processo di riscaldamento a cui viene sottoposto il latte fresco, per distruggere i microrganismi patogeni potenzialmente presenti in esso. Il trattamento non elimina del tutto i batteri (in questo caso si parlerebbe di "sterilizzazione"), ma ne frena comunque la riproduzione per un certo periodo di tempo.
Di solito, per latte e derivati, si raggiunge la temperatura di 75-85°C per 10-15 secondi, mentre una pastorizzazione a temperature più basse è più spesso usata per prodotti come vino e birra.
Il procedimento deve il suo nome al chimico francese Louis Pasteur, che effettuò la prima prova di pastorizzazione assieme a Claude Bernard il 20 aprile 1862.

In anni più recenti a questa metodica si è affiancato il trattamento UHT (Ultra High Temperature) per migliorare la sicurezza dei prodotti alimentari e prolungarne la vita di scaffale. Il processo UHT è una forma di sterilizzazione molto semplice, che prevede l'utilizzo di temperature nell'ordine di 135-145°C per circa 2-3 secondi. Questo processo permette una più lunga conservazione del prodotto riuscendo a mantenere il 90% delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali.

Il latte contenuto in questo cartone, però, è stato sottoposto ad un'ulteriore processo. Infatti, sul fondo del cartone troviamo la scritta "omogeneizzato". Questo indica che, oltre al riscaldamento, il latte è stato sottoposto anche a forti pressioni e spinto attraverso filtri sottilissimi, che hanno provocato la rottura dei globuli di materia grassa, riducendone così la capacità di agglomerazione (cioè la formazione di panna) e rendendolo quindi più digeribile.

Non penso sia necessario ricordare a nessuno cosa sia il latte e da dove provenga.
L'uomo è l'unico mammifero che continua a berlo anche dopo il normale svezzamento. Forse è un rifiuto inconscio a diventare adulti, a staccarsi definitivamente dal seno materno... non so cosa ne pensasse Freud, ma è piuttosto emblematico che pur di non restare senza latte, l'uomo sia disposto a bersi anche quello delle mucche, alle quali nessuno ovviamente ha mai chiesto il permesso.
Nel caso comunque che vi trovaste su un'isola deserta in compagnia di uno di questi simpatici mammiferi, sarebbe utile sapere cosa fare per procurarsi il prezioso ORO bianco.
Ci sono sostanzialmente due tipi di mungitura: quello meccanico e quello manuale. Tralascerei quello meccanico, che necessita di complicate apparecchiature che probabilmente non avrete a portata di mano, e passerei direttamente al secondo.
Ecco come si munge una mucca:



Buona fortuna!

Provenienza:
Genova, ottobre 1992. Molto probabilmente la vecchia latteria di via Barrili, o la STANDA di via Torti.

7.9.08

r/020 - Figure e fava del roscón de Reyes

Il re, la dama e la fava.

Il "Roscón de Reyes" è un dolce tipico spagnolo.
Si porta in tavola tradizionalmente il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, che in Spagna prende anche il nome di "Día de Reyes" (Giorno dei Re), festa di punta di tutto il periodo natalizio.
Si ricorda in questa data l'arrivo dei Re Magi alla capanna del bambino Gesù, e la consegna dei doni. Infatti i veri regali di Natale si aprono in questo giorno, e non il 25 dicembre come avviene in Italia.
Il giorno dell'Epifania è attesissimo dai bambini spagnoli anche per le carovane mascherate e chiassose che percorrono le vie cittadine, e che vedono la presenza degli stessi Re Magi, impersonati anno dopo anno da personalità pubbliche della stessa città, che lanciano a piene mani caramelle e dolciumi sulla folla.

Ma torniamo al roscón.
Si tratta di una torta dolce a forma di ciambella, tagliata a metà e ripiena di sola panna montata oppure di marzapane, cabello de ángel (un ripieno per dolci a base di zucca) e cioccolato. Viene poi farcita con frutta candita in grossi pezzi e di vari colori.
All'interno del ripieno, vengono inserite alcune figure, e quando la ciambella verrà tagliata e distribuita a spicchi tra i commensali, ognuno dovrà scoprire se gli è toccata qualche sorpresa, e quale (facendo molta attenzione a non lasciarci i denti).
Le figure possono essere varie e di vari materiali (plastica, ceramica, ecc.), ma due sono sempre presenti: Il Re, e la fava. La fava è una vera fava secca, avvolta di solito nella carta stagnola.
Colui che trova la figura del Re viene incoronato con la corona di cartone che sempre accompagna ogni roscón.
Chi trova la fava, invece, dovrebbe a questo punto saldare il conto della pasticceria (o almeno così dice la tradizione).
Questa è la traduzione del testo che viene riportato nella confezione del roscón, e che viene letto prima di tagliare il dolce:

Ecco qui il roscón de Reyes
tradizione di un gran banchetto
dove ci sono due sorprese
solo per chi è fortunato.

Al suo interno, ben nascosti
una fava e una figura:
chi si appresta a tagliarlo
deve farlo senza inganni.

Chi in bocca si ritrovi
Una cosa un poco dura
nel peggior dei casi sarà la fava
nel migliore la figura.

Se si tratta della fava
questo dolce pagherai
ma se invece è la figura
incoronato e Re sarai.

Nella traduzione le rime non sempre combaciano, se vuoi leggere la versione originale in spagnolo clicca QUI .

Andando a cercare le origini di questa tradizione, come spesso succede, si arriva ai tempi dell'Impero romano.
Durante le feste in onore al dio Saturno (qui a destra), celebrate nel mese di dicembre, era tradizione nascondere una fava in qualche angolo della casa, e lo schiavo che la trovasse veniva premiato con la libertà per tutta la durata delle feste.
Nella festività del dio Giano, che si celebrava all'inizio dell'anno, si distribuiva tra i poveri una torta dolce di forma circolare che conteneva al suo interno una fava. Questa fava rappresentava la prosperità e colui che la trovava era acclamato "Re per un giorno".
Nel terzo secolo d.C. la Chiesa ufficializzò la festa dei Re Magi e la tradizione di distribuire tra i poveri dolci che contenevano una fava si estese rapidamente per tutta l'Europa.
In Francia il bambino che trovava la fava riceveva molti regali ed era oggetto di grandi attenzioni. Successivamente la fava si sotstituì con un oggetto pregiato, nascosto nel dolce chiamato "le gateau du Roi" (ora si chiama "galette des Rois").
In Spagna la tradizione de Reyes giunse con i Borboni. Fu il re Filippo V che introdusse questo dolce che molto presto si convertì in una delle tradizioni più popolari. In quel periodo il roscón non aveva simbologie particolari, arrivava in Spagna senza la fava, che fu sostituita da una moneta, ma veniva ugualmente ricoperto di canditi e si consumava nella festa dell'Epifania.
In tempi più recenti la moneta è stata sostituita con la figura del Re o altri oggetti, ma è stata recuperata la tradizione della fava nascosta, anche se con significato completamente diverso.

La corona del roscon adorna attualmente una lampada del mio soggiorno. In questa foto si può ammirare Dante incoronato Re dei Diamanti Mandarini durante uno dei suoi voli per casa.

DETTAGLI
  • r/020 a - Il Re (figura in plastica): altezza cm 3,2 /base cm 1,8 x 1,3 /peso: 1 gr
  • r/020 b - La dama (figura in ceramica): alt. cm 3,4 /base cm 1,6 x 1,5 /peso: 3 gr
  • r/020 c - La fava: cm 2,2 x 1,5 x 0,8 /peso: 1 gr

Provenienza:
Granada, quello che ho pescato nel rosc
ón in tre diverse occasioni (la fava è del 1998).

24.6.08

r/012 - Le patissier moderne

Antico trattato di pasticceria in lingua francese.

Si tratta della prima edizione originale, pubblicata dai fratelli Garnier nel 1889, completo della sua caratteristica copertina rossa ed in ottimo stato di conservazione, a parte qualche leggera macchia marrone su alcune pagine e rare note a matita a bordo pagina.

Il libro, scritto dal francese Gustave Garlin e arricchito da ben 262 incisioni di M.Blitz, ha un totale di quasi 1.000 pagine.
Sono presenti ben 3.300 titoli con tanto di suggerimenti di presentazione illustrati dalle sopra citate incisioni, che dal "semplice" piatto di contorno arrivano fino a vere e proprie opere d'arte realizzate con glassa e cioccolato. Questa in basso, per esempio, potrebbe sembrare l'illustrazione di un libro di viaggi, e invece si tratta di un modello per la realizzazione di un castello in torrone, pastella, cioccolato e zucchero filato (!!!).
Non è specificato il tempo di realizzazione della ricetta...


Dopo una prima introduzione dell'autore, vengono descritte alcune ricette indispensabili di cucina generale (in realtà quasi metà volume, e si va dai "maccheroni all'italiana" a elaboratissimi piatti di pesce), per poi trattare in modo più approfondito la pasticceria in tutti i suoi aspetti.
C'è veramente di tutto: gelati, creme, salse, sorbetti, paté, biscotti, confetti, marmellate, sciroppi, frutta candita, torte...
Tra le tante ricette, ho voluto sceglierne una da inserire in questo post, e la mia preferenza è caduta su questa torta biscotto al limone:

Manqués al Limone
(liberamente tradotto dal francese, pag.737)

Versate mezza libbra* di zucchero in una terrina con un quarto di farina, un po' di scorza di limone, due once** di mandorle spellate, sei tuorli d'uovo e un uovo intero.
Lavorate bene questa massa, sbattete i bianchi d'uovo e uniteli, versate poco a poco un quarto di burro fuso, e quando il vostro composto è pronto, guarnite uno stampo a vostro piacere; fate cuocere a fuoco moderato; fate raffreddare e servite come dessert. Potete anche coprire la superficie di fondo di questo biscotto con un apparato all'italiana (non fatemi domande alle quali non saprei rispondere, ndt) e fargli prendere colore a fuoco dolce.

Osservazione. - E' anche possibile, con lo stesso impasto del biscotto manqués, formare una lamina che si può ritagliare a quadretti, a ghirlande, a rombi, a bastoncini, e guarnirla con glassa di differenti gusti e colori per ottenere paste più piccole. L'effetto del fondente risulta molto efficace su questo genere di piccoli dessert. Il caffè, il cioccolato, la rosa, la fragola, il maraschino, il limone, l'arancia vengono comunemente impiegati nei diversi tipi di glassa per i pasticcini da ricevimento.

* Una libbra francese dell'epoca equivale a 489,5 grammi attuali
** Ogni libbra era suddivisa in 16 once


Qui a sinistra, una curiosa nota scritta su un piccolo adesivo applicato alla copertina, da chissà chi e chissà quando. Si legge : "Semplice, ricco di osservazioni ed economie a regola d'arte".

Questo volume, recuperato a Genova in un bidone per il riciclaggio della carta insieme ad altri vecchi libri, è valutato intorno ai 450 euro.

DETTAGLI:
Dimensioni: cm 18 x 27,5 x 5
Pagine: 997
Peso: 2 Kg

20.4.08

r/006 - Lattiera in alluminio

Vecchia lattiera in alluminio da 1 litro e 1/2, con impugnatura girevole in legno.
Un oggetto che era nelle case di tutti fino a non troppi anni fa, quando il lattaio andava in giro con il suo carretto e il latte si vendeva sfuso a litri.

L’alluminio, dopo l’ossigeno e il silicio è il terzo elemento più presente sulla terra. Nonostante questo, è il più giovane tra i metalli in uso, essendo stato prodotto per la prima volta su scala industriale solo poco più di cento anni fa.
Sir Humphry Davy
, nel 1807, fu il primo a separarlo dal suo ossido, l’allumina, sebbene solo nella forma di una lega alluminio-ferro, e a dare il nome al metallo. Dopo una serie di tentativi da parte di vari scienziati, nel 1885, grazie a un nuovo metodo termo-chimico, si riuscì a produrre alluminio puro (anche se in quantità limitate).
Il nuovo, strano metallo ebbe un breve successo in gioielleria e nella posateria, e sebbene il suo prezzo si riducesse considerevolmente nei trent’anni successivi, risultava ancora troppo caro per un uso commerciale e il suo impiego restava dominio esclusivo dei facoltosi. Basti pensare che a quel tempo, l’Imperatore Francese Napoleone III usava coltelli, forchette e cucchiai in alluminio con gli ospiti di riguardo, mentre Re Cristiano X di Danimarca indossava una corona fatta anch'essa in alluminio.

La svolta avvenne nel 1886 quando, lavorando in modo indipendente, Paul-Toussant Héroult, in Francia, e Charles Martin Hall, negli Stati Uniti, depositarono separatamente i loro brevetti sul processo di fusione elettrolitica per la produzione di alluminio metallico ottenuto dall’allumina. Furono così poste le basi dei metodi industriali per la produzione di alluminio, usati ancora oggi in tutto il mondo e conosciuti sotto il nome di processo Bayer-Hall-Héroult

Per produrre 1 kg di alluminio si utilizzano 2 kg di allumina e 4 kg di bauxite. Ad oggi le riserve di bauxite garantiscono alluminio per oltre 1000 anni.
Dopo, si potrà sempre riciclare quello già prodotto!

Queste sono le proprietà che fanno dell'alluminio uno dei metalli più usati in tutti i campi, dall'edilizia all'alimentazione:
  • Leggero, ma resistente agli urti;
  • Durevole;
  • Resistente alla corrosione, quindi atossico e capace di non alterare il gusto e il colore degli alimenti che contiene;
  • Igienicamente sicuro (protegge dalla luce, dall’aria, dall’umidità, dagli odori e dai microrganismi);
  • Accoppiabile;
  • A-magnetico: non è attratto dalle calamite e perciò si utilizza nella realizzazione di apparecchi come radio, radar e stereo;
  • Ottimo conduttore termico;
  • Eccellente conduttore elettrico: viene impiegato nei conduttori ad alto voltaggio, dove viene preferito al rame per la sua leggerezza, e nelle filettature delle lampadine;
  • Riciclabile al 100%.
DETTAGLI:
Altezza: 24 cm
Diametro alla base: 11 cm
Capienza: 1,5 l
Peso: 300 gr

Provenienza:
Granada, 2003. La casa della vecchia zia Carmela (passata a miglior vita), preda dell'avidità di amici e parenti prima di essere venduta al migliore offerente.


Fonte per il testo: Storia dell'alluminio, relazione eseguita da E.Cavallini - Università degli Studi di Trento

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails