

Ovviamente, nel caso di una visita turistica in un'area archeologica (dove gli scavi sono ancora aperti), il mio senso di ragno si acuisce ancora di più, portandomi ad uno stato di frenetica eccitazione paragonabile solo a quella di un cane da tartufi sguinzagliato in un bosco.
Capita così che, sfregando un po' il suolo con la punta delle scarpe nei pressi di una nota domus, e mentre nessuno guarda, possa capitare che dal terreno salti fuori una pietruzza dalle caratteristiche particolari. Un cubetto del tutto simile a quelli che, solo pochi metri più in là, formano il disegno di un antico pavimento a mosaico, danneggiato in alcuni punti.
Evidentemente la quantità dei reperti presenti nel nostro paese è così vasta che risulta impossibile dare ad ogni pezzo la giusta attenzione e intervenire tempestivamente per la sua conservazione.
Diventa quindi normale che frotte di turisti interessati esclusivamente ai soliti quattro affreschi visti sulla guida, si trovino a calpestare inconsapevolmente un'opera realizzata ben 2000 anni prima da un ignoto mosaicista.
Il pavimento in questione non era certo paragonabile ai grandi mosaici figurativi conservati nei musei, ma rappresentava comunque un pezzo di storia, se non dell'arte, dell'edilizia.
Le tessere bianche e nere erano disposte in modo semplice, per ricoprire probabilmente quello che doveva essere un corridoio o comunque una stanza minore della villa.
Qualcosa di simile a quello che si vede in questa foto:

In età imperiale il mosaico, limitato in precedenza a dimore lussuose, si diffonde anche nelle case comuni. Si sviluppano le tecniche e nascono squadre di artigiani e operai anonimi.
Nasce così una decorazione più semplice ma decorosa, adatta a tutti i vani della casa, la cosiddetta tecnica bianco-nera. Riducendo la ricca gamma cromatica a solo due colori, l'esecuzione dell'opera musiva diviene più rapida ed economica.
I mosaici romani si suddividono nelle seguenti tipologie:
- OPUS SIGNINUM: dalla calce di Segni, per pavimenti a calce e cocciopesto, detto anche battuto; costituito da tessere distanziate che creano disegni geometrici.
- OPUS SEGMENTATUM: per pavimenti, in cocciopesto e calce con lapilli e sassolini a formare disegni semplici.
- OPUS TESSELLATUM: cubetti grandi, fino 2 cm di lato; per bordure, fondi, disegni geometrici.
- OPUS VERMICULATUM: tessere più piccole e di varie forme per ottenere sfumature di colore, che seguono la figurazione, come il segno del bulino nelle incisioni.
- OPUS SECTILE: piccole lastre di pietre di colori diversi; utilizzato per lo più in composizioni geometriche o campiture.
- OPUS ALEXANDRINUM: tarsia marmorea usata soprattutto nel Medioevo; elementi bianchi e neri su fondo rosso, oppure porfido rosso e serpentino verde. Il nome deriva da Alessandro Severo (222-235), imperatore sotto cui questa tecnica si diffuse.
- OPUS MUSIVUM: mosaico parietale in pasta vitrea.

Il composto più usato dai romani come base per i pavimenti è il cocciopesto.
Per ottenere il coccio venivano frantumate tegole o mattoni pieni o, ancora, residui di cotture ceramiche non riuscite. Il materiale pestato veniva poi vagliato con un setaccio a grana fine, e la polvere ottenuta messa da parte.
Con un setaccio a maglia più grossa si ripassava infine il materiale rimasto.
Nel setaccio rimanevano residui ancora più grossi, e si ottenevano così tre tipi diversi di grane, ognuna con una sua funzione specifica.

Qui accanto, una martellina, tipico strumento usato ancora oggi per il taglio manuale delle pietre.
DETTAGLI:
Dimensioni: dato non pervenuto (da verificare)
Peso: idem come sopra
Provenienza:
2003, ma nonostante la mia buona fede, preferirei restare sul vago...
1 commento:
capita anche a me!
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