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13.9.12

r/040 - Cuaderno de Antonio

Vecchio quaderno di scuola spagnolo risalente alla metà degli anni '50, recuperato dalle rovine di una casa abbandonata nei pressi di Pinos Genil (lo stesso paese in provincia di Granada dal quale proviene l'isolatore elettrico r/032).


L'illustrazione di copertina raffigura una scena di caccia al cervo, mentre sul retro uno scorcio di una foresta afro-americana (?) piuttosto affollata, fa da sfondo alle tabelline aritmetiche. Si legge: "tavola delle addizioni" e "tavola delle sottrazioni".

La palazzina in cui è stato ritrovato era originariamente su due piani, ma il pavimento del piano superiore era crollato ormai da tempo. Anche il tetto presentava qualche cedimento e non offriva un gran riparo.

Io però, attirato dalla presenza di alcune piastrelle in pasta di cemento piuttosto ben conservate, mi infilai fra le travi ormai cadute e con mia sorpresa scoprii che al di sotto di esse qualcosa si era miracolosamente salvato dalle intemperie, pur se ne portava i segni inequivocabili.


Il luogo del ritrovamento

Sul momento non mi fermai a leggere il contenuto del quaderno. Le precarie condizioni dell'edificio non invogliavano ad ulteriori esplorazioni e comunque non vi era traccia di altro materiale del genere. Gli avrei dato un'occhiata più tardi e se non ne fosse valsa la pena me ne sarei sbarazzato.

Dopo aver soffiato via un po' di polvere e il cadavere di un ragno (cui il quaderno aveva fatto da lapide per chissà quanto tempo), infilai il reperto in un sacchetto insieme a due piastrelle e mi avviai verso casa.

L'illustrazione in copertina, restaurata digitalmente

Quando gli ebbi dato un'occhiata più approfondita, mi resi conto della particolare testimonianza rappresentata da quelle pagine. Si trattava effettivamente di un quaderno di scuola, appartenuto ad un bambino di nome Antonio Zuñiga Muñoz e raccoglieva appunti e disegni di diverse materie, tra cui storia e geografia.

Niente di straordinario quindi, ma ciò che rende interessante la sua lettura è il modo in cui gli argomenti vengono presentati. Teniamo presente che all'epoca la Spagna era ancora sotto dittatura, che si sarebbe conclusa soltanto vent'anni dopo con la morte del "caudillo" Francisco Franco.
Il clima di propaganda nel quale venivano istruiti gli alunni non doveva essere dissimile da quello vissuto in Italia durante il ventennio fascista, e del quale porterò un ottimo esempio in un futuro articolo del Rumentaio.

Ora però passiamo alla lettura di alcuni estratti del suddetto quaderno, che con qualche difficoltà (dovuta alle condizioni dei fogli ed agli errori ortografici) ho selezionato e tradotto in italiano.

Iniziamo con qualcosa di semplice. Ecco la definizione di un "Porto di mare", accompagnata da un disegno realizzato a matita e ripassato a penna:

Si chiama costa la terra che confina con il mare. La nostra Patria possiede più di 3.000 chilometri di costa e per il suo studio la divideremo in tre categorie. Costa Cantabrica, Atlantica e Mediterranea.
La costa Cantabrica ha un'estensione di 600 chilometri ed è rettilinea ma molto (rocciosa) a causa della prossimità dell'omonima cordigliera.
I porti di questa costa sono naturali e molto profondi, meritano una menzione speciale quelli di Santander e Jijon.
La costa Atlantica ha una lunghezza di approssimativamente 880 chilometri e va distinta in due parti, quella galiziana, ricca di profondità e belle insenature e la parte meridionale che è bassa e sabbiosa.

Non viene descritta la costa Mediterranea, ma qui finisce lo spazio sulla pagina ed evidentemente anche la buona volontà dello scolaro...
Un compito più impegnativo è rappresentato dal seguente testo, che si riferisce al personaggio di Cristoforo Colombo, in Spagna noto come Cristobal Colón:

Cristoforo Colombo non è spagnolo di nascita, ma sì lo è per la sua opera e lealtà.
L'illustre marinaio nacque a Genova (...) dei primi anni della sua vita si sa molto (poco). Si può soltanto affermare che parte della sua giovinezza la passò in Portogallo, dove si sposò con Felipa Muñiz.
Quando venne in Spagna per offrire i suoi (servigi) ai Re Cattolici li aveva già offerti al re portoghese e forse a (...) e all'Inghilterra.
Nessuno aveva fatto  nulla del suo progetto di raggiungere le Indie.
Anche questa storia si interrompe bruscamente perché nella pagina successiva i protagonisti sono Annibale e l'esercito romano.

Tra le pagine meglio conservate (alcune sono del tutto illeggibili), se ne trova una che cita le diverse province di Castiglia ed è arricchita da un disegno a pastello raffigurante un arco trionfale.


Facendo una ricerca su internet e confrontando le caratteristiche dei molti archi presenti in Spagna (romani e non) con quelle del disegno, sono riuscito ad associarlo all'arco di Bará, situato a pochi chilometri da Tarragona.
Nulla a che vedere quindi con la Castiglia, forse il disegno era a tema libero e scollegato dal testo scritto.


Quando si parla di storia però, non ci si riferisce solo alla storia antica, ma anche agli avvenimenti più recenti che inevitabilmente si mescolano alla politica ed alla propaganda di regime. Ecco quindi un resoconto molto parziale a proposito degli avvenimenti che causarono la caduta della seconda repubblica e posero le basi per la guerra civile che insanguinò la Spagna tra il 1936 e il 1939:

29 ottobre                                      GIORNO DELLA FEDE


Il giorno 29 ottobre 1933, Jose Antonio levò la sua voce nel teatro della Comedia per manifestare agli spagnoli i grandi mali che la Patria veniva soffrendo e quale fosse la via per rimediarvi.
Le grandi virtù del popolo spagnolo erano allora addormentate ed era necessario avere fede, molta fede, per iniziare il suo risorgimento.
Ma Jose Antonio ebbe questa fede ed il miracolo si realizzò e la Patria si salvò.

Un'auto trasporta 26 viaggiatori ed ognuno di essi paga 12 pts (pesetas). Se tra benzina ed altro raggiunge una spesa di 147 pts, quanto guadagna con il viaggio?

Problema aritmetico a parte, se qualcuno vuole approfondire l'argomento e la figura del citato Jose Antonio (Primo De Rivera), fondatore del partito della Falange Spagnola e martire del regime di cui la città di Granada ancora conserva un polemico monumento, può leggere la sua biografia su Wikipedia. Viene citato anche l'episodio in questione, che rappresenta proprio la fondazione del partito.

Qualche pagina prima l'argomento veniva già sfiorato, con le seguenti parole ed un inquietante disegno in cui una falce e un martello incombono su una croce cristiana...

Con la proclamazione della 2a Repubblica il 14 aprile del 1931, i mali che la Spagna già stava soffrendo durante il lungo periodo della sua decadenza si aggravarono pericolosamente.

In questo quaderno però, oltre a matematica, geografia e storia, non poteva mancare la religione. Diverse pagine sono dedicate alle parabole ed ai miracoli di Gesù.
L'ultima pagina però, è riservata a...
LA FINE DEL MONDO

L'ultimo Vangelo dell'anno liturgico descrive (in modo sublime?) i fatti che accompagneranno la fine del mondo.
Gesù verrà sulle nubi del cielo con grande potenza e maestà, inviando i suoi angeli perché raccolgano al suono delle trombe i prescelti ai quattro angoli del mondo, da un orizzonte all'altro.
Stiamo sempre allerta perché la morte non ci colga in peccato.
Chiediamo tutte le notti prima di addormentarci: Che sarà di me se questa notte dovessi morire?
Vivendo in


Il testo finisce così, lasciando la frase in sospeso, proprio come se la morte avesse infine raggiunto il povero Antonio.

Chissà quanti anni aveva quando ha scritto queste righe. Viveva nella stessa casa in cui ho ritrovato il quaderno? Quando e perché l'ha abbandonata? Sarà davvero morto o forse è ancora vivo? Ipotizzando che all'epoca avesse 12 anni, ora dovrebbe averne una settantina...

Il suo quaderno però ci riserba un'ultima sorpresa: tre righe scritte a penna, da mano diversa, sul retro della copertina.
In origine il quaderno era ripiegato proprio su questa pagina, che appare più rovinata. Le macchie e gli errori rendono la traduzione piuttosto difficile, ma dopo tante parole scritte su dettatura ed imposte dall'alto, ecco finalmente un tocco di spontaneità:

Antonio mi manchi molto
quando ci sposiamo se mi (ami) tanto
sto piangendo voglio che venga

DETTAGLI:
Dimensioni: cm 16 x 21
Provenienza:
Gennaio 2010, una casa diroccata nei pressi di Pinos Genil (Granada).

12.5.10

r/035 - Foglia di bronzo

La chiamo foglia per via della sua forma lanceolata, ma in realtà non ho la minima idea di cosa sia questo oggetto raccolto un po' di tempo fa sulla spiaggia di Motril, in Spagna.


Probabilmente la risposta è tanto misteriosa quanto banale, ma vedendolo spuntare dalla sabbia, mi ha ricordato certi antichi reperti restituiti dal mare dopo decenni o secoli. Non credo sia questo il caso, anche se il metallo porta ben evidenti i segni dell'ossidazione e del tempo.

La superficie doveva comunque essere in origine perfettamente liscia senza marche in rilievo o incise che potrebbero facilitarne la datazione. La forma sembra ottenuta tramite stampo a caldo, e il filo del contorno non è perfettamente liscio. Su un lato inoltre risulta schiacciato, probabilmente fin dall'epoca della sua creazione. Non sono presenti infatti graffi o "ferite" recenti che interrompano la sottile patina di ossido.
In effetti non sono neppure del tutto sicuro che si tratti di bronzo. Potrebbe trattarsi di rame, nel qual caso la cosa si farebbe sicuramente più interessante.

Le ipotesi che fino a qui ho potuto azzardare sull'origine di questa foglia sono le seguenti:

1 - Si tratta di un componente di un'attrezzatura di navigazione, un pezzo di barca o parte della struttura di una nave (a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento si trova il porto mercantile di Motril);

2 - E' parte del carico di un antico bastimento, una partita di lingotti metallici tagliati in varie forme, inabissatosi magari più di un secolo fa, oppure perduta durante le operazioni di scarico;

3 - Non ha nulla a che vedere con il mare ed è semplicemente uno scarto della costruzione del chiringuito (bar sulla spiaggia) che si trova solo qualche metro più in là. Ovviamente non ho chiesto nulla ai proprietari per timore che mi privassero di questo importante manufatto;

4 - Il luogo del ritrovamento si trova sulla spiaggia, ma piuttosto lontano dalla riva, in una zona percorribile dalle auto e dove i villeggianti lasciano i mezzi per andare al mare. Il pezzo non ha un aspetto molto tecnologico, ma potrebbe comunque essere caduto, o essere stato gettato da un'auto parcheggiata. Forse sarebbe utile indagare sui casi di incidente occorsi nelle vicinanze negli ultimi 50 anni, nel caso qualcuno lo tenesse come portafortuna sul cruscotto.

5 - Rappresenta realmente una foglia, ed era parte di una grande composizione scultorea commissionata nel 1554 dall'imperatore Carlo V ad un artista toscano e che rappresentava l'albero della Conoscenza. La composizione includeva figure a dimensioni reali di Adamo ed Eva nell'atto di consumare il frutto proibito e un lungo serpente snodabile in maglia di bronzo. Sarebbe stata persa durante lo scarico dalla nave (ci ricolleghiamo quindi all'ipotesi 2);

6 - E' lo scarto risultante dall'apertura di un occhio in una maschera rituale fenicia. Un primordiale residuo industriale sulla costa andalusa;

7 - Era una punta di lancia ancora incompleta, ed era contenuta in una cassa al seguito del re moro Boabdil, che prima di imbarcarsi per l'Africa in conseguenza della reconquista cristiana, ha deciso di alleggerire il proprio carico;

8 - E' stato messo lì da qualcuno pochi secondi prima del mio passaggio per fare in modo che finisse nel mio Rumentaio e fosse poi scelto come oggetto sacro dalla setta pseudo-religiosa che nel 2130 ne ritroverà la copia su hard disk. La lingua del profeta;

9 - Era in origine una striscia di pasta sfoglia avvelenata per una torta nuziale, ma la lunga esposizione ai raggi Z ne ha irrimediabilmente alterato la struttura molecolare, metallizzandola. Gli sposi la stanno ancora cercando;

10 - E' uno stupidissimo pezzo di metallo creato apposta per incuriosire gli stupidi che raccolgono stupidissimi pezzi di metallo sulle spiagge.


Dopo lunghe ricerche e studi approfonditi, mi sentirei di propendere per l'ultima ipotesi, anche se in fin dei conti non vi è nulla di certo.
Se qualcuno ha in mano altri elementi che possano aiutare a fare un po' di chiarezza, è pregato di comunicarmeli in via privata o nei commenti a questo post.

Il luogo del ritrovamento

DETTAGLI:
Dimensioni: da verificare
Provenienza:
Settembre 2008. Playa de Poniente, Motril (Granada).

13.9.09

r/032 - Lo Zed

Colonna isolante in porcellana per trasformatore di alta tensione.
Si tratta dell'ultimo oggetto entrato a far parte del mio Rumentaio, ma ho voluto dedicargli da subito un posto d'onore nella collezione per le difficoltà affrontate nel suo "recupero", e perché mi dà modo di esporre alcune questioni alle quali sono particolarmente affezionato.

Era lo scorso aprile, quando durante un giro in bicicletta vicino al paese di Pinos Genil (poco fuori Granada), mi imbattei nelle rovine abbandonate di una vecchia fabbrica. Spinto dalla curiosità, riuscii ad entrare senza problemi nell'area recintata e, facendomi largo tra le sterpaglie giunsi fino ad una costruzione alta e stretta: la torretta del trasformatore.
Avevo già notato, all'esterno, alcuni isolanti in ceramica, posti però ad una certa altezza e non facilmente accessibili. Seguendo con lo sguardo quello che rimaneva dei cavi elettrici (evidentemente in disuso) vidi che si infilavano nell'unica struttura ancora coperta da un tetto, ed entrai quindi già con lo sguardo rivolto verso l'alto, quasi immaginando quello che avrei potuto trovare al suo interno.
E infatti, appena varcata la soglia (senza porta) li vidi: su una parete, ad un'altezza di circa tre metri, tre pilastri scuri e ricoperti di polvere, fissati su una struttura in ferro, dominavano l'ambiente, peraltro quasi spoglio. Quello era tutto ciò che restava del trasformatore.
Il mio pensiero però in quel momento fu uno solo: "Lo Zed!".

Nella foto: i tre cilindri così come mi apparvero la prima volta. Il primo da sinistra è l'oggetto di questo post.

Probabilmente molti di voi non sanno cosa sia uno Zed, a meno che non l'abbiano visto in qualche puntata di Voyager o in un documentario sull'antico Egitto.

Lo Zed (o Djed) è un simbolo ricorrente nell'iconografia egizia. E' spesso ritratto in dipinti e bassorilievi fin dai tempi più antichi e viene comunemente associato al dio Osiride.
Sulla sua origine e reale significato però, non vi è nessuna certezza. La mancanza di documentazione scritta in proposito lascia spazio, come al solito, ad ogni tipo di ipotesi e teorie, alcune accettate dall'egittologia ufficiale e spacciate per certezze, altre scartate a priori come invenzioni infondate.

Quello che è innegabile è la valenza magica e trascendente del simbolo.
Secondo l'ipotesi più accreditata, la radice della parola zed significa "solidità", "fermezza", e simboleggia la colonna vertebrale di Osiride. L'asse verticale del pilastro rappresenta l'energia che circola liberamente, mentre i quattro piani orizzontali, in relazione con i punti cardinali, fissano tale energia.
Adagiato a terra lo Zed rappresenta la morte, quando si erige è simbolo di resurrezione. Esso quindi assume il significato della vittoria di Osiride su Seth, della vita sulla morte, dell'ordine sul caos.

Guarda caso, la funzione del pilastro isolante è proprio quella di avvolgere un conduttore elettrico, impedendo però (anche attraverso gli anelli orizzontali) di disperdersi nell'ambiente circostante, quindi stabilizzandola.
Una delle teorie non ufficialmente riconosciute infatti, interpreta lo Zed come una antichissima fonte di energia.
Per poter prendere in considerazione questa teoria, è necessario prima demolire tutte (o quasi) le nozioni apprese a scuola a proposito di antichi egizi e piramidi. Mi riferisco ovviamente alla funzione di questi enormi monumenti, che ci hanno insegnato essere immense tombe di faraoni dall'ego spropositato. Una volta accantonata questa bufala storica (sulla quale personalmente non ho più dubbi), possiamo aprire la porta a supposizioni più ardite, come quelle che vedono le piramidi come veri e propri generatori (anzi, ricettori) di energia, eretti in epoche di molto anteriori a quelle ufficiali, e di cui poi i faraoni si sarebbero appropriati.

Se ho stuzzicato la vostra curiosità e volete continuare a spingere quella porta nonostante le animose rimostranze della vostra parte razionale, seguite questo link.

Ma torniamo al nostro isolatore elettrico. In quella prima visita, con l'aiuto di alcuni ferri sporgenti dal muro, riuscii ad arrampicarmi fino all'altezza dei tre "zed", ma non potei fare altro che osservarli da vicino (soprattutto il primo a sinistra) e constatarne il buono stato.
Non avendo con me strumenti per svitare i bulloni arrugginiti che lo fissavano ai sostegni, e neppure la possibilità di trasportarlo fino a casa, decisi di fare una seconda incursione qualche giorno più tardi, questa volta equipaggiato a dovere e con lo zaino in spalla.

La domenica successiva mi ripresentai sul posto armato di pinze e ritentai l'impresa.
In quell'occasione ero accompagnato e l'evento venne documentato con le foto che vedete qui sotto, ma fu un completo fallimento.

Dovendo mantenermi aggrappato a quegli appigli di fortuna ad un'altezza di 3 metri, e, contemporaneamente cercare di svitare i bulloni (nascosti alla mia vista dalla struttura), non riuscivo ad esercitare una forza sufficiente. Senza contare che le viti e i bulloni si muovevano insieme, e avrei avuto bisogno di una terza mano per tenerli fermi.
Sfinito dallo sforzo, abbandonai la presa e tornai a casa, pensando che magari avrei potuto riprovare con l'uso di una scala...
Ma come fare chilometri di strada portandomi appresso una scala? E poi di nuovo al ritorno, con in aggiunta il peso dell'oggetto...

Due giorni dopo tornai in Italia, poi venne l'estate, e relegai la faccenda in un angolo del mio cervello (ma con l'intenzione di riprovarci appena le condizioni sarebbero state favorevoli).

L'occasione arrivò a fine agosto. La città era ancora semi-deserta per le vacanze estive, e anche se il caldo non dava tregua, al mattino si poteva uscire senza il timore di sciogliersi sull'asfalto.
Dovevo però risolvere la causa della mia precedente disfatta. Necessitavo un mezzo per mantenere le mani libere durante il "lavoro".
Avevo un paio di corde, non da scalata, ma sufficientemente resistenti.
Avevo un moschettone, che usavo da 18 anni come portachiavi ma che non mi era mai servito per il suo vero scopo.
Avevo un obiettivo: mettere le mani sul mio Zed.

Pensai che con la corda e il moschettone avrei potuto provare a costruirmi un imbrago di fortuna, e dopo una breve ricerca su internet, approdai a questa pagina.
Nell'esercito britannico la chiamano "swiss seat" (sedia svizzera)... per me poteva chiamarsi anche "altalena di Heidi", ma per il mio scopo era perfetta.
Purtroppo non ho foto della mia terza incursione, ma come avrete sicuramente capito, andò a buon fine (a parte il mal di schiena che mi causò l'aver portato lo zed in spalla fino a casa).

Il grande Zed ora troneggia nel mio salotto, accanto al televisore spento.
Un oggetto moribondo e un amuleto di resurrezione. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono...

DETTAGLI:
ION-VALVE Modello: C15
Numero di serie: 16517
Potenza sopportata: 15 KV
Alt.m.: 1000 / f: 50 (non so cosa voglia dire)
Altezza: cm 48
Diametro massimo: cm 19
Peso: 9,50 Kg

Provenienza: Torre trasformatore di una vecchia fabbrica (?) poco fuori Pinos Genil, a pochi chilometri da Granada (Spagna).

6.3.09

r/029 - Sfere d'acciaio

Biglie metalliche provenienti da cuscinetti a sfera di veicoli a motore.

Queste sfere (7 in totale di cui una grande e 6 più piccole) sono state da me raccolte in due diverse occasioni. Quella nella foto in alto proviene dalla stazione degli autobus di Toledo (Spagna), mentre le più piccole sono il ricordo di una disavventura vissuta qualche anno fa durante un viaggio in pullman. Durante il tragitto di ritorno da una vacanza in Belgio, il mezzo, un Mercedes-Benz da granturismo, ebbe un guasto al motore e scaricò tutti i passeggeri (una trentina) in una stazione di servizio. Dopo diverse ore di attesa finalmente arrivarono i tecnici, e venne fuori che la causa di tutto era proprio una delle sferette nella foto (quella al centro, vistosamente deformata dall'attrito).


I cuscinetti a sfera sono molto usati nella meccanica moderna, e la loro funzione è principalmente quella di ridurre l'attrito tra due parti meccaniche (o masse) in movimento. Per il loro corretto funzionamento è essenziale che siano mantenuti ben lubrificati.
Quando il lubrificante (grasso o olio che sia) scarseggia o non è distribuito in modo uniforme, il risultato è quello che si vede nella foto a lato. Negligenza degli autisti o normale usura meccanica dovuta all'età del mezzo e alle migliaia di chilometri macinati nel corso degli anni? Non saprei dirlo. Quello che è certo, però, è che questa piccola sfera del diametro di nove millimetri è stata in grado di mettere ko un pullman con un motore da 350 CV...

Fin da bambino ho sempre avuto un'attrazione particolare per le forme sferiche e circolari: biglie di vetro, palline di gomma, monete, tappi di bottiglia... e vedendo queste sfere d'acciaio (che il solerte meccanico gettò tranquillamente al suolo), non potei evitare di raccoglierle. Dopo averle ripulite dai resti di grasso bruciato che le ricopriva, le portai a casa con me e le misi in un barattolo di vetro, dove si trovano tuttora.

La sfera è il solido perfetto dei filosofi greci, sempre uguale da qualsiasi punto lo si guardi, forma sfuggente nella quale l'occhio umano non riesce a trovare un appiglio, un riferimento. E' qualcosa che esiste fisicamente ma che ci rimanda all'insondabile, al soprannaturale.
La sfera in sé ha qualcosa di sacro, come tutte le figure geometriche simmetriche e centrali, che rispondono evidentemente ad archetipi ben precisi attraverso i quali noi percepiamo la struttura del mondo che ci circonda, e che forse ci rimandano alla stessa forma dell'universo, che secondo alcune teorie sarebbe appunto sferico.

Sferica è la Terra sulla quale ci muoviamo e che gira attorno al sole, anch'esso una sfera. A sua volta la terra ruota su sé stessa, giocando a nascondino con quell'altra pallina che vediamo nel cielo, la luna. Attorno al sole girano altre sfere grandi e piccole, e tutte queste palle in movimento ricevono il nome di "sistema solare", che a sua volta gira all'interno della galassia (la rivoluzione completa impiega ben 200 milioni di anni).
Ma anche la galassia è solo una tra tante, e pure lei è in movimento...

Sfere più grandi, sfere più piccole... l'infinitamente grande ricorda così tanto l'infinitamente piccolo, gli atomi in movimento che generano calore... e alla base di tutto, sempre lei: la sfera.

Sarà forse anche per questo che uno dei misteri archeologici più affascinanti riguarda proprio le "bolas de piedra".
Per chi non sa di cosa si tratta riassumerò in breve i dati principali:

A partire dagli anni '30 in Costarica sono venute alla luce centinaia di sfere di pietra di varie dimensioni, tutte perfettamente levigate, sepolte o semi-sepolte nel terreno anche in piena foresta e in zone montagnose particolarmente difficili da raggiungere. Queste sfere non sono di formazione naturale, e allo stesso tempo non presentano segni di lavorazione con strumenti metallici. In base al peso e alla profondità alla quale sono state rinvenute, si è calcolato che si trovino in quei luoghi da almeno 2.000/3.000 anni. Si conosce poco circa le popolazioni locali dell'epoca, ma sembra difficile che fossero in grado di realizzare manufatti di tale precisione con i mezzi a loro disposizione, e soprattutto di trasportarli per decine e decine di chilometri (tanto distano le più vicine formazioni rocciose che potrebbero aver fornito la materia prima per la loro produzione).
Alcune di esse sono state rinvenute perfino su un'isola, per cui i loro costruttori avrebbero dovuto trasportarle attraverso l'oceano (stiamo parlando di blocchi di almeno 9 tonnellate). A quale scopo poi?

Le teorie in proposito si sprecano. Alcuni sostengono che le sfere rappresenterebbero le stelle del cielo, e che sarebbero state posizionate in quel modo come per riprodurre sulla terra le costellazioni. Purtroppo però molte di esse sono state rimosse dalla loro posizione originale, quindi è impossibile verificare questa ipotesi.
Secondo altri, sarebbero una sorta di "percorso segnaletico" visibile dal cielo per l'atterraggio o la navigazione di mezzi volanti.
Il tema degli "alieni" o di "antiche civiltà tecnologiche" ritorna spesso quando si parla di archeologia misteriosa, e nonostante si trovino in rete le teorie più strampalate e una quantità di falsi storici, non mi sento di escluderla a priori. Anzi, anche io ho le mie teorie personali in proposito, e una di queste riguarda proprio le sfere di pietra.

Due dati in particolare mi hanno particolarmente colpito:
  1. Le sfere non si trovano mai sole, ma in gruppi più o meno numerosi, e molte di queste hanno le stesse esatte dimensioni (con uno scarto massimo di 1 millimetro);
  2. Gli indigeni spesso hanno attribuito alle sfere misteriose proprietà curative e rigeneranti, dichiarando che nelle immediate vicinanze delle pietre anche la vegetazione cresce più forte e rigogliosa.
Torniamo allora all'oggetto di questo post (le sfere d'acciaio), e proviamo a fare un semplice esercizio associativo. Come ignorare la similitudine di queste sfere di pietra sparse sul terreno - come gettate dall'alto da una mano gigante - con l'immagine di quelle biglie metalliche gettate sull'asfalto dell'area di servizio?
E se... l'origine di quelle enigmatiche sfere non fosse poi tanto diverso?

Questa è solo una delle tantissime foto che circolano a proposito di UFO e avvistamenti. Non mi addentrerò in un'analisi dettagliata per stabilire se sia o meno truccata. Molte lo sono, altre secondo me no.
Non mi interessa neppure discutere se questi mezzi abbiano un'origine umana o extraterrestre, non è questo il luogo indicato.

Ma se avete osservato bene l'immagine, avrete senz'altro capito dove voglio arrivare.
Da varie testimonianze e ricostruzioni realizzate in ambiente ufologico, sembra che questi "oggetti volanti non identificati" riescano a muoversi sfruttando in qualche modo il magnetismo terrestre. Forse, dico io, per "sintonizzarsi" correttamente con questa invisibile energia che avvolge il nostro pianeta è necessaria la presenza di elementi geologicamente compatibili con esso, che adeguatamente magnetizzati possano svolgere il compito di veri e propri ammortizzatori. La carica positiva o negativa determinerebbe poi il movimento del disco.

E qui mi ricollego ai due punti elencati più sopra.
  1. Le sfere di dimensione uguale in gruppi più o meno numerosi sarebbero evidentemente le "ruote" di uno stesso carro. Se guardiamo in una discarica di pneumatici ne vedremo di tutte lo misure, ma a seconda del mezzo d'origine (moto, auto, camion) ne troveremo gruppi di 2, 4 o 6 dello stesso tipo;
  2. Alcuni elementi di cui sono composte le sfere, in particolare il gabbro e la granodiorite, contengono un elevato indice di magnetite, ed è proprio questo minerale ferroso che determina le proprietà "benefiche" delle sfere sulla vegetazione. Ma è mai possibile che questi indigeni dovessero andare a cercare proprio una roccia magnetica?
Il mio è un volo di fantasia, lo ammetto. Non sono in grado di apportare altri dati scientificamente accettabili a riprova di quanto affermato. Non sono né un fisico né uno scienziato, ma solo un raccattapalle visionario e curioso.
Non resisto però all'ironia di immaginare che quello che frotte di studiosi, ufologi e guru new age vedono come un cammino verso le stelle disegnato per noi da una razza aliena buona e super-evoluta, non sia altro che una discarica a cielo aperto di pezzi meccanici usati da chi da tempi immemorabili viene a fare i suoi porci comodi nei nostri cieli.
Certo, se anche noi sapessimo far girare le palle come fanno loro...

(Se volete saperne di più sulle sfere di pietra, potete incominciare da QUESTO articolo)


DETTAGLI
Sfera grande
Diametro: appena la ritrovo lo misuro
Peso: idem come sopra
Sfere piccole
Diametro: 0,9 cm
Peso complessivo: 20 gr

Provenienza:Sfera grande: Estación de autobuses de Toledo (Spagna), 2004.
Sfere piccole: Stazione di servizio autostradale nei pressi di Luzern (Svizzera), 1997.

18.1.09

r/027 - Mummia di geco

Resti essiccati di un piccolo esemplare della famiglia gekkonidae, rinvenuto sul terrazzo di casa spostando un vaso.

Questi piccoli rettili (noti comunemente con il nome di gechi), sono largamente diffusi in tutte le zone calde del pianeta e sono assolutamente innocui per l'uomo.
Si nutrono principalmente di insetti, che cacciano nelle ore notturne, e trovano il loro ideale rifugio nelle case, tanto di campagna come di città, infilandosi sotto le tegole o nei muri. Per comunicare tra loro emettono un caratteristico suono ovattato simile a uno squittio.

I gechi hanno l'incredibile capacità di arrampicarsi su qualsiasi superficie. Le loro zampe infatti sono dotate di circa 14.100 setole per millimetro quadrato. Le setole si dividono in centinaia di diramazioni, le cui estremità sono larghe solo 0,2 micrometri (contro i 10 dei capelli umani).
Per farle aderire alla superficie occorre una piccola forza di precarico, e per staccare la zampa il geco non deve fare fatica: basta cambiare l'inclinazione delle setole e la forza di adesione viene a mancare.
Grazie a queste strutture straordinarie i gechi possono aderire al vetro smerigliato, su sostanze lisce a livello molecolare come l'arseniuro di gallio, su sostanze idrofile e idrofobe, oltre che nel vuoto o sott'acqua. Se le zampe si sporcano bastano solo pochi passi affinché ritornino pulite.
Nella foto in basso, un possibile parente del defunto, fotografato qualche tempo prima nel bagno di casa (la foto andrebbe vista in verticale).

Tra i rappresentanti della classe dei rettili, i gechi sono forse quelli con cui siamo più abituati a convivere, insieme alle lucertole. In tutta la storia dell'uomo comunque, la figura del rettile è sempre stata presente, nelle forme più diverse.
La mitologia da questo punto di vista riveste un ruolo unificatore, in quanto tutti i popoli della terra, dall'Asia all'Africa, dalle Americhe all'Europa, hanno sempre incluso nei propri culti e nei propri miti la figura del rettile: sia esso reale o di fantasia, divinità o demone...

Basti pensare per esempio alla Bibbia, dove il serpente è presente tanto all'inizio (Genesi) che alla fine dei tempi (Apocalisse). E non solo, dal momento che lo stesso Mosè eresse l'effigie in rame di un serpente, chiamato Nehushtan (Libro dei Numeri 21:5-9) che avrebbe curato chiunque l'avesse guardato dal morso velenoso dei serpenti che infestavano la regione.

Questo animale è infatti spesso associato alla medicina ed alle capacità curative, come nel caso del dio sumero Ningishzida, dal quale deriva direttamente la figura del Caduceo che ancora oggi è un simbolo medico molto diffuso.

Nella mitologia dell'antico Egitto, il serpente-mostro Apep cerca sempre di impedire al dio sole, Amon-Ra, di sorgere ogni giorno.
Tuttavia, gli egiziani stessi consideravano la doppia natura del serpente, che associavano anche alla resurrezione, per via della muta. Un antico testo egizio, scritto per aiutare i morti a risorgere, faceva recitare ai defunti i seguenti versi:

"Io Sono il Serpente Sata dagli infiniti anni,
Io muoio e rinasco ogni giorno
E rinnovo me stesso
Ringiovanendo quotidianamente."


Nella mitologia persiana, il serpente porta malattia e morte. Una volta Ahirman, lo spirito del male, si trasformò in un serpente che si intrufolava nelle anime degli esseri umani per portarvi lussuria, falsità, avidità, violenza e vendetta.

All'altro lato dell'oceano, nell'attuale Messico gli aztechi veneravano invece Quetzalcoatl, il serpente piumato (chiamato anche Kukulkan dai maya e Gukamatz dai quiché)
I sacerdoti ed i re mesoamericani a volte prendevano il nome delle divinità che veneravano, perciò, Quetzalcoatl e Kukulkan sono anche nomi di personaggi storici.

Ma parlando di miti, come non citare i draghi, esseri dall'aspetto rettiloide presenti in moltissime e differenti culture, dal lontano oriente all'Europa!
Questi mostri mitologici hanno rivestito anche nel mondo cristiano il ruolo di demoni e perfino del maligno (San Giorgio e il drago), e sono ancora ben presenti ai giorni nostri nell'araldica, nell'arte, nella letteratura e nel cinema.
Sembra insomma che l'uomo provi un'attrazione particolare verso rettili, sauri e affini. Anche l'inossidabile successo dei grandi dinosauri lo dimostra.

E se tutti questi miti e queste creature avessero in realtà un'origine comune?
Nei confronti dei rettili le nostre reazioni sono sempre estreme. C'è chi li adora e chi inorridisce al solo pensiero di incontrarne uno. E' molto difficile rimanere indifferenti.
Che sia questo il segnale che sotto c'è qualcosa di più, forse addirittura nella nostra memoria genetica?

Anche al giorno d'oggi miti e leggende non mancano, e recentemente hanno trovato terra fertile con la nascita di internet, dove riescono a diffondersi istantaneamente su tutto il pianeta.
Oggi però non si parla più di draghi o serpenti, ma di rettiliani. Questi sono gli esseri che, secondo quanto si dice, abiterebbero la terra sin dalla notte dei tempi (cioè da molto prima della comparsa dell'uomo) e continuerebbero a muoverne le sorti di nascosto con la complicità dei cosiddetti "illuminati".
Il più conosciuto sostenitore di queste teorie complottiste è lo scrittore inglese David Icke.

Ma come accadeva un tempo con i serpenti divini, anche i rettiliani possono dividersi in buoni o cattivi.
Ne è riprova l'intervista a una rettiliana che si fa chiamare Lacerta e che recentemente ha fatto il giro della rete. La trovate QUI tradotta in varie lingue (è molto lunga ma vale la pena di essere letta, meglio tenersi informati su certe cose).

P.S.: Se dalle mie parole traspare un po' di sarcasmo non fateci caso. In realtà sono assolutamente convinto che presto i rettiliani verranno allo scoperto, e allora scopriremo quali sono i buoni e quali i cattivi.

DETTAGLI
Estensione massima: 2,6 cm
Lunghezza della testa: 0,9 cm
Peso: quasi nullo

Provenienza:
Granada, "terra di sangue e di sole", 2006. Dietro un vaso di campanelle secche sul terrazzo di casa.

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