5.1.09

r/026 - Asse di Salduie

Moneta in bronzo di epoca romana del valore di un asse.

as in latino) nasce come unità di peso, e diventa moneta nel IV° secolo a.C., rimanendo in circolazione a fasi alterne fino al III° secolo d.C..
Si tratta di un valore piuttosto basso (1 decimo di denaro) ed è quindi una moneta molto diffusa, anche se ne esistono molte varianti. Questo perché, al contrario di quanto accadeva con le monete in argento e oro, il Senato romano poteva concedere la delibera di coniazione di assi alle varie province dell'Impero.
E' il caso di questa moneta, coniata nella provincia iberica di Salduie (l'odierna Saragozza) tra il I° e il II° secolo a.C., e che segue il classico tipo "ispanico" usato in quasi tutta la penisola: un profilo maschile sul dritto (A) e una figura a cavallo sul rovescio con in basso indicata la località di emissione (B).

Il nome romano di Saragozza era in realtà Caesar Augusta, mutato poi in Saraqusta ed infine nell'attuale Zaragoza, ma nella moneta viene indicata con l'antica lingua delle popolazioni ìbere che vivevano nella regione.

Le lingue preromane nella penisola iberica intorno al 200 a.C.


La parola "Salduie" è composta da sette lettere, ma qui appaiono solo sei caratteri: S-A-L-DU-I-E. Nella lingua ìbera, infatti, alcuni segni non si riferivano a singoli suoni, ma a intere sillabe, come nel caso del segno DU/TU. Nello schema a lato sono riportati i segni dell'alfabeto ìbero e la loro traslitterazione fonetica nell'alfabeto attuale, e nell'immagine in basso vengono evidenziati quegli stessi segni sulla moneta, affiancata per chiarezza ad una riproduzione di una moneta dello stesso tipo.

Questa moneta mi fu regalata all'epoca del liceo dal mio professore di religione, don Boldorini.
Al di là del fatto che si trattasse di un sacerdote e che la sua "materia" vertesse su un tema al quale noi ragazzi non prestavamo troppa attenzione, la cultura e la preparazione che mostrava nelle sue lezioni era degna di nota, e spaziava spesso nei campi più disparati: storia, archeologia, scienza, attualità... ed era forse uno dei pochi professori che stavo a sentire con interesse senza leggere di nascosto qualche fumetto appoggiato sotto il banco.
Spesso le sue lezioni si trasformavano in una sorta di colloquio, di botta e risposta tra le sue posizioni (più o meno fedeli ai dettami della Chiesa) e le nostre, suscitando in più occasioni animate discussioni. Ricordo che uno dei temi affrontati durante le sue ore fu quello della Sindone conservata a Torino, e considerata da molti il sudario che ricoprì il corpo del Cristo nel sepolcro.

Non mi adentrerò in dettagli perché, sebbene questa pagina nasca anche per raccontare storie, quella della Sindone sarebbe troppo lunga per un solo post. Uno degli elementi più citati da chi ne sostiene l'autenticità, comunque, è la presenza dell'impronta di due piccole monete, rilevata attraverso analisi tridimensionali dell'immagine, poste sugli occhi del defunto secondo l'usanza del tempo.
Io ero al corrente di questo fatto per averlo letto su un fascicolo dell'enciclopedia di numismatica che stavo acquistando in edicola, e don Boldorini evidentemente apprezzò questo mio interesse per l'argomento.
Anche lui aveva una discreta collezione di monete antiche, per la maggior parte ricevute in dono, e qualche tempo dopo venne a scuola con un vecchio album che per me era l'equivalente di uno scrigno del tesoro.
Durante l'intervallo mi mostrò tutte le monete, e mi disse che avrei potuto sceglierne una e tenermela.

Non ricordo nessun pezzo realmente di grande valore, ma c'era un po' di tutto: romane imperiali, medievali, ottocentesche... in condizioni più o meno buone. Alcune erano così consumate che ormai era impossibile capire di che moneta si trattasse.
Alla fine, con mano tremante per l'emozione, ne estrassi una che mi sembrava interessante, anche se non riuscii a capire di dove fosse. Inizialmente pensai fosse greca e che raffigurasse un Pegaso alato, ma fu solo dopo qualche anno, consultando gli archivi che incominciavano ad essere pubblicati su internet, che scoprii su quale pezzo era caduta la mia scelta. E fu una gradita sorpresa, visto che nel frattempo mi ero trasferito proprio in Spagna e che Saragozza era una delle tappe obbligate nei miei spostamenti in bus tra Genova e Granada.

Unica delusione: Pegaso non era alato, ma un semplice cavallo al galoppo sormontato da un uomo vestito con un clamide (mantello corto) e con in mano una palma.

DETTAGLI
Dimensioni: da verificare
Peso: da verificare
Periodo: I°-II° secolo a.C.

Provenienza:
1993, collezione privata di don Boldorini.

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